Randori by Morris Pellegrino

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FRANK MORRIS & GIUSEPPE PELLEGRINO – Randori (chaos control)

Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova

14 maggio – 29 maggio 2026
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione: giovedì 14 maggio 2026, ore 17

Frank Morris & Giuseppe Pellegrino - Randori

a cura di Sandro Ricaldone

La scrittura asemica che compare in questi lavori non fa dell’eleganza della traccia il proprio obiettivo primario. Molta scrittura asemica contemporanea tende a costruire una calligrafia dove il segno si presenta come sostituto estetico del significato. Qui il rapporto con il calligrafico è più ambivalente, si trasforma a seconda della serie. Nel nucleo originario dei lavori le campiture sono dense fino alla saturazione, percorse da variazioni di imprimitura e sveltezza che non cercano un equilibrio compositivo ma lo oltrepassano; e si riconoscono almeno due registri grafici distinti: un registro quasi micrografico, che tende all’orizzontale come una scrittura che vorrebbe essere letta senza successo, e uno più gestuale, a tratti violento, fatto di curve dilatate e di segni che forzano la superficie anziché attraversarla. Questo coesistere — che nei modelli più invalsi del genere tende ad approdare a una sintesi armonica — rimane permanentemente instabile. Nelle serie successive qualcosa cambia: nella serie “Pietre” la corrispondenza visiva tra la striatura della pietra e quella che percorre longitudinalmente la campitura introduce una risonanza formale che attenua la tensione senza dissolverla; e nella serie del rovesciamento radicale, dove la scrittura asemica interviene sull’immagine di una polaroid già cromaticamente innestata, i due livelli tendono a convergere in una sintesi che le campiture originarie volutamente evitavano. L’elemento armonico non era dunque assente per un partito preso dogmatico: era posposto, affiorato in fasi successive del lavoro.

Come si caratterizza allora, in specie nei primi lavori, la traccia scrittoria? È marasma o groviglio? La distinzione non è meramente lessicale. Il marasma comporta dispersione, un disordine senza forma. Il groviglio è invece un caos di genere differente: uno svolgimento lineare che si ritorce su se stesso, conservando l’impulso di una direzione smarrita. Osservando questi lavori, la risposta non è univoca. Nei brani a densità micrografica — quelli in cui il segno corre orizzontale, inquieto — ci troviamo di fronte a un groviglio: vi si percepisce la traccia di un’intenzione lineare ripiegata su se stessa. Nei brani più gestuali, dove il segno si dischiude in curve spaziose, per sovrapporsi al centro, ci troviamo invece prossimi al marasma: la scrittura, qui, si palesa priva dell’intento direzionale. È questo moto oscillatorio — fra il residuo di un ordine originario e il suo disfacimento — che attribuisce a questi lavori una qualità artistica cui un semplice groviglio o un marasma conclamato non potrebbero aspirare.

C’è un’altra figura che attraversa questi lavori e che vale la pena indagare: quella del filo. Non il filo come metafora ma come entità fisica, capace di annodare, di tendersi o spezzarsi. La scrittura asemica di questi fogli, in certi passaggi, cessa di essere campitura e diventa letteralmente linea continua: un segno che non si interrompe, che percorre la superficie come un filo arruffato sul piano. È una scrittura che non procede per lettere, ma per continuità: il gesto non si interrompe, o, se mai, riprende da capo con eguale urgenza. In questo senso il filo è anche una figura del tempo: non il tempo della lettura, ma il tempo della creazione, svolto sul foglio come figura materiale di una durata resa visibile. Penelope tesse e disfa, ma qui il filo viene sovrapposto e intrecciato fino a che la superficie diviene un’entità differente: non trama né testo, ma densità pura.

Il lavoro di Frank Morris e Giuseppe Pellegrino nel periodo successivo alla loro mostra da Entr’acte nell’aprile 2025 si è articolato in tre serie distinte, ciascuna delle quali sviluppa in modo differente il rapporto tra campitura asemica e polaroid. La prima serie, “Penelope” — il titolo richiama il capitolo conclusivo dell’Ulisse di Joyce, il monologo senza punteggiatura di Molly Bloom che forma una scrittura continua, senza inizio e fine — inserisce una polaroid con un volto femminile all’interno della campitura asemica. Il volto irrompe nella densità del segno come un’interruzione fisiognomica: qualcosa che porta con sé l’istanza dell’individuazione in un ambito che per statuto rifugge ogni figura. La seconda serie, “Pietre”, sostituisce il volto con la polaroid di una pietra striata di bianco (con un richiamo all’opera di Bruno Munari “Giocare con la natura”), collocata in una campitura anch’essa percorsa da una lunga venatura bianca orizzontale. La rispondenza visiva tra i due bianchi produce un’eco formale che non abolisce la tensione tra i materiali ma la struttura come sistema. La terza serie inverte il procedimento in modo radicale: il punto di partenza non è la scrittura ma la fotografia. Una polaroid scattata senza oggetto davanti all’obiettivo — senza referente, con esiti astratti non calcolati — viene riprodotta e ingrandita al centro del foglio, e su questa immagine interviene la scrittura asemica. L’effetto è di una maggiore armonia: il segno grafico si deposita su una materia già cromaticamente attivata, e i due livelli tendono a convergere verso un’integrazione che le serie precedenti volutamente scartavano.

Nella prima serie le polaroid applicate sulla superficie scritta si dispiegano in una logica di reciproca contaminazione. Il primo dato è fisico: la polaroid ha un bordo bianco che la isola dal campo circostante. Su una superficie ricoperta di scrittura asemica, quel bordo diviene frattura — fra lo spazio dell’immagine e lo spazio del segno. La polaroid non è incollata sulla scrittura per coprirla: è un innesto praticato per introdurre nell’opera una complessità che concerne l’aspetto temporale. La scrittura asemica è un processo: si deposita nel tempo, più o meno protratto. La polaroid è invece un’istantanea — un momento catturato nello spazio ristretto di una superficie fotosensibile. L’accostamento di questi due regimi temporali produce una discrepanza che non si ricompone: lo spettatore percepisce simultaneamente il tempo lungo del gesto grafico e il tempo attimale dello scatto, e oscilla irrisolvibilmente tra i due.

Il dato semiotico è forse il più complesso. La fotografia — anche quando è astratta, senza referente — porta con sé un dato che colpisce lo spettatore con qualcosa che è stato reale, che ha lasciato una traccia sulla carta sensibile. La scrittura asemica, al contrario, ha troncato ogni legame con il referente per definizione. Quando le due superfici si incontrano si crea un’interferenza in cui le rispettive verità si vincolano a vicenda: la scrittura contamina la fotografia con la sua illeggibilità; la fotografia invade la scrittura con il suo residuo di realtà, conferendo a quei segni grafici una parvenza semantica che l’asemico respinge.

C’è infine una funzione di soglia. La scrittura asemica esige uno sguardo periferico, disposto a perdersi nel campo senza cercare un appiglio — uno sguardo simile all’atteggiamento con cui si ascolta la musica, da cui ci si lascia attraversare piuttosto che cercare di afferrarne il suono. La polaroid chiede invece concentrazione, la ricerca di un soggetto anche là dove il soggetto è ambiguo o assente. Questa alternanza di regimi percettivi — dissolversi nel campo, raccogliersi nel punto; leggere senza capire, guardare senza vedere — è il ritmo profondo di questi lavori, il loro vero andamento compositivo. Il Randòri, in fondo, è anche questo: la capacità di passare continuamente da un tipo di equilibrio a un altro, senza che nessuno dei due diventi definitivo.

Scrittura asemica e polaroid condividono, ciascuna a suo modo, una medesima condizione di incompiutezza strutturale: la prima perché non arriva mai a significare, la seconda per la sua fragilità e l’imperfezione chimica. Accostate, non si completano. Ribaltano invece l’una sull’altra le proprie incompiutezze: la polaroid apre un vuoto nella scrittura; la campitura asemica conferisce espansione alla fotografia. Tra le due permane un campo interstiziale, non una sintesi, ma una tensione preservata — l’equilibrio instabile di un discorso sospeso: un senso trattenuto sulla soglia di un completamento che non si perfeziona, ma che continua ad essere ricercato.

Sandro Ricaldone 5-6 maggio 2026

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ArteGenova 2026

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Si è conclusa la 20^ edizione di ArteGenova 2026, tenutasi dal 13 al 15 febbraio 2026 presso il padiglione Jean Nouvel della Fiera di Genova.

ArteGenova 2026 20esima edizione

Un successo di pubblico per la mostra mercato di arte moderna e contemporanea ArteGenova che pone la manifestazione di Genova tra le più importanti d’Italia. Oltre 150 espositori e 5000 opere di arte moderna e contemporanea nella splendida cornice del Padiglione Blu firmato da Atelier Jean Nouvel, con le sue ampie vetrate che affacciano sul mare genovese. L’evento è promosso come da tradizione da Nord Est Fair che dà appuntamento ai collezionisti ed appassionati al prossimo anno.

Il duo MorrisPellegrino presente in fiera presso la galleria ArtenetworkOrler Venezia, stand 50. Un particolare ringraziamento a Willy Montini. M&P

artegenova morris pellegrino

Morris Pellegrino è la magica sinergia creatasi dalla collaborazione tra il poeta visuale Giuseppe Pellegrino e l’artista fotografo Frank Morris.

ArteGenova 2026
MorrisPellegrino, tecnica mista e polaroid, 50x70cm

Poesia asemica e instant film

Arti visive e scrittura asemica, un’espressione artistica innovativa e coinvolgente. La collaborazione tra il poeta visuale Giuseppe Pellegrino e l’artista fotografo Frank Morris ha dato origine a un progetto che fonde immagini e parole, creando opere che invitano alla riflessione e all’emozione.

Le opere di Morris Pellegrino si distinguono per la capacità di catturare momenti di intensa suggestione visiva, arricchiti da un forte contenuto poetico. La loro partecipazione a eventi come ArteGenova 2026 testimonia il valore e l’importanza del loro lavoro nel panorama dell’arte moderna e contemporanea.

Attraverso esposizioni e mostre, Morris Pellegrino continuano ad esplorare nuove modalità espressive, contribuendo con originalità alla scena artistica nazionale e internazionale. La loro presenza in manifestazioni di rilievo sottolinea l’apprezzamento crescente per questa forma d’arte multidisciplinare.

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Artegenova – Mostra Mercato d’arte Moderna e Contemporanea
13-15 Febbraio 2026
Fiera di Genova, Piazzale J. F. Kennedy, 1

Beppe Dellepiane – Galleria Entr’acte – Genova

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© Frank Morris

Si è inaugurata oggi a Genova, presso la galleria Entr’acte di Sandro Ricaldone, la mostra “Le Grand Tableau & Le Radici della Terra” di Beppe Dellepiane.

Beppe Dellepiane, Genova Bolzaneto, 1937 – ivi, 2019, può essere considerato senza dubbio una figura di spicco dell’arte genovese e nazionale.

Artista poliedrico, inizia la sua attività artistica intorno agli anni ’50, raggiungendo successivamente la notorietà con “Le Radici della Terra”. Opere che uniscono l’informale con la materia, fondamentalmente vegetale. Beppe Dellepiane si accosta quindi alla poesia visiva, e intorno agli anni ’70 alle performance, attività che lo renderanno ulteriormente noto a livello nazionale.

Il 1971 è l’anno in cui viene presentata l’installazione “la Bici-ambivalente”, alla galleria Unimedia di Caterina Gualco e “la Madonna della seggiola”, alla galleria Brandale di Savona, che segneranno ulteriomente positivi apprezzamenti da parte della critica.

beppe-dellepiane
Beppe Dellepiane, Madonna delle seggiola, 1971 – Museo di Villa Croce

Un grave lutto familiare, la scomparsa della figlia Francesca, avvenuta nel 1984, segna fortemente la sua esistenza, conducendolo, suo malgrado, subito dopo il successo della mostra “A Guido Gozzano” allestita a Genova, nel Museo di Palazzo Bianco, ad una sospensione artistica che riprenderà soltanto nel 1997 con la retrospettiva “Metafore, metonimie, trasmutazioni”, curata da Sandra Solimano, presso il Museo di Villa Croce.

Beppe Dellepiane


Più recentemente, nel 2011, presentò nello Spazio 42R di Palazzo Ducale, una serie di opere su carta, tecniche miste comprendenti tempera, collage, scritte e incisioni.

Beppe Dellepiane
Beppe Dellepiane – Il grande assemblaggio

La mostra, curata da Sandro Ricaldone, in collaborazione con Zeffirino Zali, presenta il grande assemblaggio, imponente opera che l’artista custodiva nella sua abitazione e quattro lavori della serie “le radici della terra”, datate 1960.

Beppe Dellepiane - Le radici della terra
Beppe Dellepiane “Le radici della terra”

Entr’acte
via di sant’Agnese 18R – Genova
5 – 28 novembre 2025
da mercoledì a venerdì, ore 16-19
inaugurazione:
mercoledì 5 novembre 2025, ore 17

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Art Kane – Genova – Palazzo della Meridiana

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© Frank Morris

Si è inaugurata giovedì 16 ottobre 2025 a Genova, presso palazzo della Meridiana, la mostra del fotografo americano Art Kane.   La retrospettiva, intitolata “Visionary”, curata dal fotografo Guido Harari e da Jonathan Kane, ben rappresenta quanto siano state visionarie ed innovative le immagini di questo fotografo, nato a New York City nel 1925 come Arthur Kanofsky, la famiglia era di origini ucraine, e morto suicida nel 1995.

Art Kane Genova
Art Kane – Visionary – Palazzo della Meridiana – Genova

Dopo un inizio come illustratore, si appassionò alla fotografia e raggiunse subito la notorietà nel 1958 con il suo primo incarico, ottenuto dalla rivista Esquire.  Decise, con lucida follia, di fotografare insieme i più grandi musicisti jazz del momento e miracolosamente riuscì nella tutt’altro che facile impresa. Riunì su un marciapiede di Harlem ben 57 musicisti jazz per un ritratto di gruppo, che divenne nel tempo la più iconica immagine di jazz mai realizzata.

Art Kane Genova jazz musicians

La sua carriera si sviluppò successivamente nella moda, nella ritrattistica di musicisti, celebrità e nell’impegno sociale.

A causa della sua irriverente provocatorietà e all’utilizzo del nudo, fu a volte rifiutato dalle riviste che oggi definiremmo “mainstream”. Ciò contribuì, come spesso accade, ad accrescere la sua fama.

La mostra analizza, per sezioni, i suoi lavori nella fotografia commerciale e pubblicitaria, nel ritratto e nell’impegno sociale sui diritti civili dei neri, dei nativi americani, la guerra del Vietnam, e il consumismo dilagante nella società americana e nel mondo.

Oltre 120 grandi immagini esplosive:  Janis Joplin, Cher, Bob Dylan, Rolling Stones, Frank Zappa con le Mothers of Invention, Aretha Franklin, Louis Armstrong, solo per citare alcuni dei più famosi ritratti di musicisti.

Colori accesi, immagini di forte impatto visivo, un quasi sistematico uso del grandangolo, sino al 21mm, e un elevato senso dell’umorismo sono caratteristiche che possiamo associare al suo coetaneo d’oltre oceano Guy Bourdin, seppur quest’ultimo più misogino e nichilista, sia nella vita che nelle sue immagini.

Diapositive dai colori saturi, perfetti montaggi a sandwich e mascherature in fase di stampa, tecnica decisamente complicata e dispendiosa, rispetto all’attuale utilizzo di Photoshop, che fu inventato nel 1990.  Doppie esposizioni surreali ed irriverenti che, nonostante gli anni trascorsi, sono ancora di estrema attualità. Stampe curate e allestimento ben realizzato.

Art Kane è presente nelle collezioni permanenti del MoMA e del Metropolitan Museum of Art. Da visitare.

Palazzo della Meridiana
Salita San Francesco 4,  Genova

dal 16 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026

Lunedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì: 10-18
Sabato, Domenica e festivi: 10-19
Martedì chiuso

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Indagini by Morris & Pellegrino

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FRANK MORRIS & GIUSEPPE PELLEGRINO – Indagini
Two heads are better than one

Entr’acte
via sant’Agnese 19r – Genova

16 aprile – 20 maggio 2025
orario: mercoledì- venerdì 16-19
inaugurazione: mercoledì 16 aprile, ore 17

a cura di Sandro Ricaldone

In un saggio pubblicato anni fa (2010) sulla rivista Science un pool di ricercatori impegnati nel progetto Mindbridge ha sintetizzato gli esiti del lavoro sperimentale che avevano condotto negli anni precedenti sotto il titolo significativo “Two heads are better than one”.
A questa medesima conclusione sono pervenuti per tutt’altra via Frank Morris, fotografo, e Giuseppe Pellegrino poeta asemico, creando a due teste (e quattro mani) i sorprendenti lavori inediti ora presentati da Entr’acte.

Scrivono gli autori:
“Scrittura asemica e fotografia: manoscritti e Polaroid. Tavole composte per lo più da fogli strappati, selezionati e riassemblati sui quali gli scatti fotografici – alla ricerca di dettagli, indizi – sono concepiti come ready-made, non solo di segni e di lettere, ma anche di figure apparentemente estranee.

Le foto applicate celano il sottostante, nel luogo stesso della loro apparizione, introducendo un’oscurità, un’indeterminazione. L’ombra che getta l’indagatore stesso durante il proprio agire. Entrambi gli autori sembrano utilizzare il proprio medium al contrario. Una scrittura che non significa, diventata ombra di sé, e una fotografia che nasconde sempre qualcosa con la sua stessa presenza”.


Si potrebbe aggiungere che – come accade nel lavoro riprodotto nell’invito – la fotografia cela, sì, la traccia manoscritta, ma nel contempo la riproduce, completandola, con un lieve sfalsamento che duplica l’immagine rimarcandone comunque l’alterità, in un genere di “ripetizione differente”, nella “sorte di un altro gioco” di deleuziana memoria.

indagini
Morris Ricaldone Pellegrino
Frank Morris Sandro Ricaldone Giuseppe Pellegrino

foto di Roberto Orlando

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Beautiful Naked Girl on bed

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Portrait of naked girl on bed unique polaroid lift off.

More af my work at Saatchi Art Gallery Please visit for more.

Feel free to ask me for further information and availability.

naked girl on bed polaroid
Ragazza nuda sul letto

More of my work and naked girls at Saatchi Art Gallery Please visit for more. Ask for further information and availability.

Per chi volesse vedere altri mie lavori e acquistare le mie opere, presso Saatchi Art Gallery sono esposti ulteriori miei pezzi unici o in edizione limitata.

Per ulteriori informazioni potete commentare, vi risponderò appena possibile e visitare il mio sito Frank Morris Artist. Grazie

La tecnica del lift off (distacco di emulsione) consiste nel distaccare l’emulsione della fotografia Polaroid e successivamente trasferirla su carta da artista, nel mio caso utilizzo sempre Arches satinata da 300gr.

Il processo di manipolazione della Polaroid è relativamente complesso, in quanto si svolge nell’acqua ed è molto difficile non rompere l’emulsione, spessa pochi micron. In questo caso la difficoltà è decisamente maggiore in quanto trattasi di 9 polaroid trasferite contemporaneamente. Questo fatto conferisce ulteriore unicità e importanza all’opera. Ogni volta il risultato non è scontato, quindi l’emozione è grande quando ottendo l’opera da me desiderato. Torna alla pagina principale

Naked girl on bed represents my emotional Dadaist interpretation of E.

This technique consists of peeling the emulsion from the Polaroid photograph and then transferring it onto artist’s paper, in my case I always use 300g satin Arches.

The Polaroid manipulation process is relatively complex, as it takes place in water and it is very difficult not to break the emulsion, which is only a few microns thick.

In this case the difficulty is much greater as there are 9 polaroids transferred at the same time. This fact gives further uniqueness and importance to the work. Each time the result is not a given, so the excitement is great when I get my desired work.

Unique piece of art Polaroid work on 300gr watercolour paper

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Nuova serie intitolata [Mannequins]. Le vetrine dei negozi rappresentano spesso, per me, uno spunto creativo.

Ho pensato quindi di sviluppare questi distacchi di emulsione o, come si suol dire in inglese, lift off.

Si tratta di pezzi unici, polaroid trasferite su carta da acquerello, in questo caso Fabriano, da 300gr.

ritratto polaroid di manichino
Ritratto Polaroid di un manichino in rosa

La nuova tipologia di pellicole Polaroid, presentando un’emulsione ancora più sottile e fragile, ha reso decisamente più difficoltoso realizzare il distacco senza distruggere l’immagine di partenza.

Per chi volesse conoscere il magico mondo della fotografia istantanea, le tecniche creative, le possibili manipolazioni delle pellicole Polaroid e imparare a realizzare opere come questa, è indispensabile avere a disposizione un artista fotografo con anni di esperienza, che potrà svelarvi tecniche e trucchi per ottenere risultati ottimali, in breve tempo e senza dispendio di costose pellicole.

Potete pertanto contattarmi, senza alcun impegno, per richiedere informazioni e/o iscrivervi ai workshop, scrivendo a anphotoart @ yahoo.com (togliere gli spazi). Organizzo nel mio studio-galleria d’arte di Genova, centro città, workshop tecnico pratici della durata di una giornata. I corsi vengono attivati periodicamente, a seconda delle richieste, per cui potete richiedere la partecipazione in qualsiasi momento. Vi aspetto. Frank.

New series entitled [Mannequins]. Shop windows are often a creative inspiration for me. They are one-off pieces, Polaroids transferred onto watercolour paper, in this case Fabriano, 300gsm. The works are for sale, please ask me for information and quotations. thank you.